SAU!

Benvenuti nel sito dell'Associazione Storici dell'Arte Unitari. L’Associazione SAU nasce per sopperire alla mancanza di un’associazione nazionale di Storici dell’Arte. In un Paese come l’Italia, che come più volte è stato detto e scritto, riunisce un patrimonio di ricchezze storico-artistiche di inestimabile valore, proprio la figura dello Storico dell’Arte non è rappresentata. Il risultato è che chiunque si improvvista tale senza le qualifiche e i titoli idonei, così che la società civile è confusa sull’esistenza e l’esigenza di questa professione. Per tale ragione l’Associazione S.A.U. si prefigge l’arduo compito, grazie anche alla vostra partecipazione, ecco il perché del termine UNITARI, di riunire gli Storici dell’Arte italiani e di dargli voce per una partecipazione più attiva nella società.

Fermento nel settore Beni Culturali: dalla manifestazione “500 no al MIBACT” al primo passo verso il riconoscimento delle professioni

 

 

 

 

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di  – 20 gennaio 2014 – pubblicato in artapartofculture

Non ancora smaltita – poiché è, di fatto, indigeribile – la batosta subita dall’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole italiane ad opera della riforma Gelmini (2008 e successive aggiunte) e grazie ad essa ridotta ormai all’osso la trasmissione di quella che Roberto Longhi auspicava essere “lingua viva”, già sulle labbra dei più piccini, il nuovo anno si apre manifestando forti disagi e registrando, seppur in maniera provvisoria, almeno una buona nuova.

A tutta prima potrebbe sembrare una notizia per soli addetti ai lavori, ma a ben guardare non è così, giacché unisce le battaglie per la tutela e valorizzazione del nostro Patrimonio Culturale con quella, condivisa da pressoché tutte le categorie, per la salvaguardia delle competenze e il rispetto per l’impegno profuso nello studio e nella ricerca di un giusto lavoro da migliaia e migliaia di italiani, a dispetto della crisi.

È infatti del pomeriggio di mercoledì scorso, 15 gennaio, l’approvazione alla Camera dei Deputati della proposta di legge (Pdl n.362: favorevoli 452 deputati, astenuti 3, contrari 0) sul riconoscimento dei Professionisti dei Beni Culturali ovvero archeologi, archivisti, storici dell’arte, bibliotecari, demoetnoantropologi, diagnosti, restauratori. Riconoscimento fino a ieri negato e vincolato a mille ragionamenti che ne impedivano l’attuazione.

Il provvedimento passa adesso all’esame del Senato e, se verrà confermato acquisendo dignità di legge, consentirà a quanti si sono formati nel settore – e quasi sempre lavorano loro malgrado in condizioni di assoluta precarietà – di veder riconosciuti competenze, diritti e adeguate tutele previdenziali. Per felice coincidenza, la notizia – salutata con favore dal ministro Bray in un tweet di mercoledì sera – giunge in una momento denso di fermento per quanti gravitano intorno al mondo delle arti e del patrimonio culturale, risorsa a cui a buon diritto – e sempre – spetterebbe la funzione trainante per l’economia e lo sviluppo del sistema Italia. Si va, infatti, dal forte rimbalzo social e mediatico registrato dalla campagna promossa dal collettivo ZERO e segnata dall’hashtag #coglioneNo a ribadire la dignità del lavoro dei giovani creativi italiani, alla larga partecipazione registrata sabato 11 gennaio alla manifestazione nazionale indetta presso la Rotonda del Pantheon, a Roma, in disaccordo con il bando promulgato dal MIBACT lo scorso dicembre, a seguito del decreto Valore Cultura (L. n.112/2013). A ribadire i loro #500No alla possibilità di mero tirocinio formativo mirato alla “inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano”, per la prima volta si sono riunite più di quaranta sigle di lavoratori nell’ambito dei beni culturali, dall’Associazione Nazionale Archeologi alla Associazione Bianchi Bandinelli, da La ragione del restauro a SAU, per gli storici dell’arte.

Il disappunto di fronte al bando del Ministero era stato già manifestato, chiaro e a più voci, sin dalla prima diffusione dello stesso, ad inizio dicembre e si era incentrato su diversi punti palesemente critici quali l’offerta di un percorso formativo a giovani sino ai 35 anni (età alla quale, in un Paese “normale”, un giovane dovrebbe essere in condizione di contare almeno su un lavoro stabile e retribuito dignitosamente), la scarsissima indennità di partecipazione (che pure corrisponde agli standard previsti) a fronte di un impegno orario in una prima redazione del testo certamente notevole e non flessibile alle esigenze di studio di molti. E questi sono solamente alcuni dei punti oggetto della critica degli addetti (o aspiranti tali) al settore. Il disappunto, si diceva, era stato tempestivamente manifestato da molti – singoli, associazioni, comitati appositamente creati – e non si è smorzato dopo l’altrettanto sollecito intervento del MIBACT, atto a modificare alcuni dei punti del bando. Tra le associazioni più attive è stata certamente l’ANA, organizzazione nazionale degli archeologi che già con un comunicato del 9 dicembre sottolineava, a firma del presidenteSalvo Barrano: 

“I progetti per l’innovazione dei beni culturali devono essere improntati a prospettive di sistema e non a iniziative episodiche”

Ciò, tenendo fermo il concetto dell’insufficienza del bando come iniziativa a sostegno dell’imprescindibile settore dei Beni Culturali italiani.

Ebbene, le tante voci qui ricordate solamente en passant si sono date appuntamento, su chiamata dell’ANA, sabato mattina (11 gennaio 2014) davanti al Pantheon, risultando essere ben più di cinquecento e riunite sotto l’insegna “500 No Al Mibact per la buona occupazione nei Beni Culturali” e con vari slogan tra i quali il condivisibilissimo “basta formazione, vogliamo occupazione”. Già, perché la protesta giunge da una categoria di giovani formati, formatissimi; di certo non mancano loro titoli un tempo prestigiosi quali Diploma di Specializzazione (rigorosamente post lauream: non si parla di Laurea specialistica e in molti siamo costretti mille volte a specificarlo) e Dottorato di Ricerca.

Al termine della manifestazione Beatrice Mastrorilli, presidente di SAU – Storici dell’Arte Unitari, ha tenuto a precisare:

“Il bando è l’ennesima truffa ai danni delle professioni dei Beni Culturali da parte di una classe politica che dimostra ogni giorno di più la sua disattenzione verso la cultura ed il patrimonio storico-artistico nazionale. Una politica culturale attenta dovrebbe saper incentivare le risorse che possiede e la risorsa più importante per poter conservare, valorizzare e tutelare il patrimonio storico artistico siamo proprio noi, i professionisti dei Beni culturali che per formazione e competenze ne siamo i primari custodi, eppure ad oggi siamo bloccati dal sistema della precarietà e da un mercato del lavoro che deliberatamente ci esclude”.

E ancora giovedì 16, nel corso di un breve incontro di commento a caldo della notizia giunta dalla Camera, il presidente di SAU (Storici dell’Arte Unitari –https://www.facebook.com/pages/SAU-Storici-dellArte-Unitari/569647466432015) ha sottolineato:

“Non è ancora il momento di lasciarsi andare a facili entusiasmi, l’iter della proposta non si è concluso e bisogna attendere che passi in Senato. Pertanto ci uniamo all’appello alla responsabilità rivolto dall’ANA al Presidente del Senato e alle forze parlamentari per una rapida approvazione del provvedimento che davvero potrà essere un passo fondamentale verso lo sviluppo della vera e buona occupazione nel settore, ad innegabile vantaggio dello sviluppo delle risorse culturali del nostro Paese”.

#coglioneNo: ecco i tre geniali video:

 

http://www.artapartofculture.net/2014/01/20/fermento-nel-settore-beni-culturali-dalla-manifestazione-500-no-al-mibact-al-primo-passo-verso-il-riconoscimento-delle-professioni/

Approvata dall’Aula della Camera dei Deputati la proposta di legge sul riconoscimento dei Professionisti dei Beni Culturali

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15 gennaio 2014 alle ore 17.47
COMUNICATO STAMPA

Roma, 15 gennaio 2014 – Approvata finalmente dalla Camera dei Deputati la proposta di legge sul riconoscimento dei professionisti dei beni culturali, un provvedimento che consentirà, se confermato dal Senato, di riconoscere la qualificazione, la dignità e i diritti per migliaia di professionisti che ogni giorno si occupano del patrimonio culturale: archeologi: archivisti, storici dell’arte, bibliotecari, demoetnoantropologi, diagnosti, restauratori.

“La Repubblica Italiana,all’art. 9 della Costituzione tutela il paesaggio e il patrimonio storico eartistico della Nazione ma non può esserci alcuna tutela se non si riconoscono e non si valorizzano le competenze e la professionalità degli specialisti che se ne prendono cura ogni giorno” – afferma Salvo Barrano, Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi. “Siamo le sentinelle del patrimonio culturale italiano, dell’identità storica di questo Paese, senza di noi la stessa sopravvivenza del patrimonio storico e artistico è a rischio!”.

L’approvazione da parte della Camera avviene al termine di un percorso avviato dall’Associazione Nazionale Archeologi nel Giugno del2008 con la prima manifestazione degli archeologi italiani, per chiedere regole e riconoscimento. Da allora si sono avvicendati diversi Governi ma gli archeologi sono sempre scesi in piazza uniti per chiedere il riconoscimento della loro professionalità.

“Siamo scesi in piazza nel 2008, con il Governo Berlusconi, poi nel 2012, con il Governo Monti e infine sabato scorso insieme a tutti gli altri professionisti dei beni culturali, con il Governo Letta, perché riteniamo inaccettabile che a quasi quarant’anni dall’istituzione del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, non si siano ancora riconosciuti i profili professionali nei Beni Culturali. La proposta di legge, una delle poche di iniziativa parlamentare, se approvata dal Senato, rappresenterebbe un segnale di attenzione al mondo dei beni culturali, che rivendica lo spazio che merita in un paese come l’Italia, dove la cultura produce oltre il 5% della ricchezza del paese. Facciamo appello – conclude Barrano – alla responsabilità del Presidente del Senato e delle forze parlamentari perché garantiscano l’approvazione rapida di un provvedimento che darebbe risposte concrete a favore della buona occupazione nel settore ”.

Visita con l’artista – Tomaso Binga / Anni 70 Arte a Roma

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Aggiornamento del 14/01/2014: Per motivi di salute dell’artista Tomaso Binga, la quale avrebbe contribuito alla visita/evento proposta con un personale intervento e performance, ci vediamo costretti a spostare a data da destinarsi tale attività. Ci scusiamo per l’inconveniente e vi invitiamo a visitare il sito o la pagina FB per eventuali sviluppi. A breve, inoltre, nuove attività ed eventi proposti da S.A.U.

DOPO LA MANIFESTAZIONE DEI PROFESSIONISTI DELLA CULTURA “500 NO AL MIBACT: per la buona occupazione nei beni culturali”

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COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

 

Roma, 11 gennaio 2014 Non 500 ma almeno 800 i“no” che questa mattina hanno riempito la piazza del Pantheon per chiedere alGoverno un’inversione di rotta coraggiosa per il lavoro nella cultura.

 

“Se il ministro Bray è davvero dalla parte deiprofessionisti che hanno manifestato stamattina al Pantheon deve garantirne ilriconoscimento, un nuovo concorso pubblico e la riformulazione integrale delbando: da finta formazione a buona occupazione” così Salvo Barrano,presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi promotrice della manifestazionecommenta il tweet con cui il ministro Bray ha sostenuto la manifestazione:

 

“Condivido la protesta deiprofessionisti della cultura per i blocchi alle assunzioni e mi impegno aportare le loro ragioni al Governo”

 

Non è facile trasformare i mitiprofessionisti della cultura in manifestanti arrabbiati ma” afferma MarcoCarassi di ANAI – “questa classe politica ci è riuscita: nella Firenze del’400 avrebbe impedito il Rinascimento!”

 

Sono paradigma dei ritardi dellapolitica per il settore i restauratori italiani, gli unici già riconosciuti mache come ribadisce Andrea Cipriani di La ragione del restauro attendono “avviodella procedura di selezione dei restauratori”.

 

È finito il tempo del meglioche niente. La nostra unità è specchio di una presa di coscienza: siamo unsoggetto politico” Angelo Restaino di Archivisti in Movimento.

 

I professionisti e i lavoratoridella cultura devono contribuire da protagonisti alla definizione dellepolitiche culturali” spiega Ilenia Caleo del Teatro Valle Occupato

 

 

Inutile illudersi che con 500tirocinanti risolviamo i problemi del Ministero. Chiediamo la sospensione delbando, la revisione del decreto Valore Cultura e nuove vere assunzioni” affermaFerruccio Ferruzzi per Uil Beni Culturali, tornando sul bando che secondoDavide Imola della CGIL “non propone una soluzione strutturale ma è esemplaredel tirare a campare“.

 

Puntualizza così sugli archeologi Alessandro Pintucci, presidente dellaConfederazione Italiana Archeologi  “Il 50% degliarcheologi ha una formazione post lauream, il 28% ha frequentato almeno unmaster, eppure per il Mibact queste persone non hanno bisogno di un lavoro madi un ulteriore anno di formazione nella forma di un tirocinio pagato in tutto5000 euro”.

 

Losottolinea anche Beatrice Mastrorilli, storica dell’arte intervenuta congiuntamente perSAU e Storici dell’Arte in Movimento: “Vogliamoretribuzione e tutele previdenziali adeguate non tirocini!