SAU!

Benvenuti nel sito dell'Associazione Storici dell'Arte Unitari. L’Associazione SAU nasce per sopperire alla mancanza di un’associazione nazionale di Storici dell’Arte. In un Paese come l’Italia, che come più volte è stato detto e scritto, riunisce un patrimonio di ricchezze storico-artistiche di inestimabile valore, proprio la figura dello Storico dell’Arte non è rappresentata. Il risultato è che chiunque si improvvista tale senza le qualifiche e i titoli idonei, così che la società civile è confusa sull’esistenza e l’esigenza di questa professione. Per tale ragione l’Associazione S.A.U. si prefigge l’arduo compito, grazie anche alla vostra partecipazione, ecco il perché del termine UNITARI, di riunire gli Storici dell’Arte italiani e di dargli voce per una partecipazione più attiva nella società.

S.A.U. Condivide e Sostiene la protesta!! il Governo DEVE “invertire davvero la rotta e prendere un impegno concreto per il rilancio vero del patrimonio culturale del Paese!”

BANDO 500 GIOVANI PER LA CULTURA, IL MINISTRO BRAY MODIFICA I TERMINI MA LE ASSOCIAZIONI CONFERMANO MANIFESTAZIONE 11 GENNAIO

18 dicembre 2013 alle ore 10.54

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

 

 

 

Roma. 18 dicembre 2013 – Le associazioni aderenti e le sigle sindacali alla manifestazione dell’11 Gennaio 2014 prendono atto delle modifiche apportate al Bando “500 giovani per la cultura” da parte del MIBACT: a seguito delle accese proteste promosse da tutto il mondo dei beni culturali e dell’annuncio di impugnare il bando il Ministro Bray ha ritenuto di modificare i termini del bando “500 Giovani per la Cultura”, pubblicato il 6 dicembre .

E’ stato portato da 110 a 100 il requisito di voto minimo per accedere alla selezione,  eliminato l’obbligo di certificare il livello di competenza linguistica per l’inglese, introdotta la possibilità di un periodo di assenza di 15 giorni per motivi di studio e l’eventualità di sospendere fino a 3 mesi il tirocinio per impegni di studio. Ma la modifica più importante è stata quella di ridurre di oltre la metà il numero di ore annue per le attività di formazione, portandole da 1400 a 600. L’intervento del Ministro è evidentemente volto ad eliminare i profili di più chiara illegittimità, che avrebbero probabilmente comportato l’annullamento del bando in sede amministrativa.

E’ un chiaro segnale – dichiarano i responsabili delle associazioni – che il bando era scritto male sul piano formale. Ma rimane ferma la nostra contrarietà all’assurda operazione di “formazione”. Il Presidente del Consiglio Letta e lo stesso Ministro Bray avevano infatti annunciato un Bando per dare lavoro nei Beni Culturali e non certo per concedere qualche euro a stagisti”.

Il patrimonio culturale italiano ha bisogno di professionisti qualificati che vedano riconosciuto il proprio ruolo e la propria dignità, non si può pensare di supplire alla carenza di personale del Ministero con tirocinanti e contratti precari: c’è bisogno di nuovo personale tecnico-scientifico che assicuri il ricambio generazionale e l’efficienza nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali.

Ciò che contestiamo – proseguono i responsabili – è la stessa impostazione del Decreto Valore Cultura, fortemente penalizzante per la tutela e per l’occupazioneanziché per un vero un lavoro, vengono impiegati due milioni e mezzo di euro per un tirocinio di formazione da parte del MIBACT, di cui non si sentiva affatto l’esigenza, considerata l’esistenza delle scuole di specializzazione in archivistica, archeologia e storia dell’arte ma soprattutto per la disponibilità in Italia di migliaia di specialisti, alcuni dei quali appositamente formati all’uso del SigecWeb e iscritti nell’elenco degli esperti dell’ICCD (Istituto Centrale per il catalogo e la documentazione) e dei catalogatori SigecWeb tenuti dalle Soprintendenze, nonché dalla direzione generale per gli archivi per la implementazione del sistema archivistico nazionale. Non ha senso formare nuovi catalogatori se il MIBACT è in possesso di  lunghi elenchi di professionisti che da anni non ricevono incarichi.

 

Nè  sarebbe lecito ignorare le aspettative della generazione dei trenta/quarantenni che hanno impegnato anni per formarsi, e contemporaneamente offrire una facile illusione a quelli della generazione successiva, prospettando una corsia preferenziale per una carriera al MIBACT. Non esistono attualmente, all’interno dell’organigramma MIBACT, professionalità addette ai ruoli promossi dal bando dei 500.

Per questo confermiamo la manifestazione dell’11 Gennaio “500 No al MIBACT: per la buona occupazione nei Beni Culturali!” alla quale stanno continuando ad aderire in queste ore associazioni e sigle https://www.facebook.com/events/1436732723208207/?fref=ts. Chiediamo al Governo di invertire davvero la rotta e di prendere un impegno concreto per il rilancio vero del patrimonio culturale del Paese!

 

 

Salvo Barrano – Associazione Nazionale Archeologi

Archim – Archivisti In Movimento

Marco Carassi – ANAI – Associazione Nazionale Archivistica Italiana

Andrea Cipriani – La Ragione del Restauro

Claudio Meloni – Funzione Pubblica Fp-Cgil Nazionale

Irene Berlingò – Assotecnici

Andrea Dili – Associazione 20 Maggio

Marco Calaci – Federazione Unsal Beni Culturali

Marisa Dalai Emiliani – Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli

Paolo Terranova – Agenquadri CGIL

 

“Anni 70. Arte a Roma” in mostra lo spirito di un epoca.

Roma, 17 dicembre

“La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”. Così cantava Giorgio Gaber nel 1972 ed in quei versi è racchiusa, con lo spirito disincantato del poeta, anche l’anima di un’epoca, il senso di una stagione culturale feconda fatta di incontri e confronti. Proprio quello spirito ed il fervore artistico di quegli anni viene raccontato nella mostra che apre oggi al Palazzo delle Esposizioni di Roma: “Anni ’70. Arte a Roma” .
Si tratta di un racconto d’arte lungo una decade -che in realtà ha radici negli anni che l’hanno preceduta e propagini nell’attualità – con oltre 200 opere e 100 artisti italiani e internazionali e un comune denominatore, la città di Roma quale spazio e teatro di sperimentazioni, cuore di incontri e confronti, di libertà di comunicazione con l’altro da sé, centro di produzione di cultura visiva e di dibattito i cui processi di rinnovamento furono avviati e attivati all’interno di gallerie e associazioni culturali che ebbero un ruolo determinante nella promozione dell’arte contemporanea italiana ed internazionale: l’Attico di Fabio Sargentini, La Tartaruga di Plinio de Martiis, La Salita di Gian Tomaso Liverani, gli Incontri Internazionali D’Arte creati da Graziella Lonardi Buontempo nel 1970 e diretti da Achille Bonito Oliva, Gian Enzo Sperone e Konrad Fisher, tra gli altri, accanto alle gallerie private, le istituzioni come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e il Palazzo delle Eposizioni e poi molti “spazi autogestiti” da artisti come il Lavatoio Contumaciale, La Stanza, S. Agata de’ Goti, Jartrakor, Gap o ancora quelli dei gruppi femministi come la Cooperativa del Beato Angelico. Parallela e complementare all’attività artistica quella dei critici d’arte, nomi come quelli di Giulio Carlo Argan – che di Roma fu anche Primo Cittadino dal 1976 al 1979 – Enrico Crispolti, Maurizio Calvesi, Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva,Bruno Corà, Alberto Boatto, Paolo Fossati, Germano Celant e molti altri che furono animatori e osservatori privilegiati degli eventi e del fervore creativo che dilagava in città.
Gli anni ’70 sono stati anni difficili è vero, controversi il più delle volte associati ai momenti più critici e ad un clima di violenza e paura, passati alla storia, almeno per l’Italia come “anni di piombo” eppure a ben guardare proprio Roma in quel decennio visse un momento straordinario per la presenza di un gran numero di artisti, romani e non, che fecero della città sede d’elezione artistica, luogo di dialogo e confronto “una città pulsante fatta di eventi culturali, di cineclub, di incontri, di laboratori creativi e poi la grande stagione dell’Estate romana inventata dalla mente dell’allora assessore alla cultura Renato Nicolini, la sintesi popolare nella sua accezione disponibile per tutti della cultura come strumento di rigenerazione urbana e sociale” come ha ricordato durante la presentazione di ieri Flavia Barca, Assessore alla Cultura Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale ribadendo che “abbiamo molto da imparare da quel decennio come cittadini e come istituzioni con l’idea, allora per la prima volta protagonista nei palazzi delle decisioni, che la cultura sia crescita valorizzazione identità e comunità, bisogna liberare e sostenere i talenti perchè solo così si può uscire dalla crisi allora come oggi”. L’esposizione, presentata ieri mattina, da Mario De Simoni, Direttore Generale dell’Azienda Speciale Palaexpo; Flavia Barca, Assessore alla Cultura Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale e dalla curatrice Daniela Lancioni, si divide in aree e non in temi, dove le opere si raccolgono intorno a concetti “ad un idea a volte presa in prestito da un critico tirando fuori le parole chiave di quegli anni, ‘il doppio’, ‘l’altro’, ‘il sistema’ ‘il disegno e la scultura’ ecc..” come messo in luce dalla curatrice Daniela Lancioni durante la presentazione.
“L’idea che si è voluta dare è una vista d’insieme, riprendendo uno dei grandi insegnamenti della decade che è quello del dialogo, del confronto– ha spiegato inoltre la curatrice – abbiamo chiesto alle opere di allacciare di nuovo i dialoghi dell’epoca nonché abbiamo cercato anche di dare conto delle affinità degli artisti, di come i movimenti sono stati storicizzati e delle temperie critiche ma soprattutto abbiamo chiesto alle opere con i loro significati di essere portatori dello spirito del decennio”.
Tutte le opere presenti in mostra si raccolgono intorno a nuclei semantici di riferimento, con una parte introduttiva, situata nella Rotonda del Palazzo, dove si collocano le testimonianze fotografiche e documentarie di quattro mostre collettive concepite come fondamentali e rappresentative di quegli anni: “Vitalità del Negativo nell’Arte Italiana” (novembre 1970-gennaio 1971 – Palazzo delle Esposizioni) e “Contemporanea” (30 novembre 1973 – 28 febbraio 1974 – Parcheggio di Villa Borghese) entrambe promosse dagli Incontri Internazionali d’Arte e curate da Achille Bonito Oliva con il coordinamento dell’immagine di Pietro Sartogo, poi “Ghenos Eros Thanatos” svoltasi alla galleria La Salita nel febbraio 1975, curata da Alberto Boatto e “Fine dell’Alchimia” curata da Maurizio Calvesi per l’Attico nel dicembre 1970.
“Anni 70. Arte a Roma” è sicuramente una mostra importante, sapientemente studiata e pensata per gli spazi del Palazzo delle Esposizioni attraverso un lavoro progettuale che ha impegnato la curatrice, Daniela Lancioni, per oltre due anni e che si inserisce nel solco dell’indagine iniziata negli anni novanta con la serie delle mostre, tenute nella medesima sede, e dedicate a Roma – dal dopo guerra agli anni ’60 – concludendo inoltre la ricerca avviata nel 1995 con la pubblicazione e con l’esposizione documentaria “Roma in mostra 1970-1979. Materiali per la documentazione di mostre, azioni, performance, dibattiti”. Un percorso articolato e ricco che, nonostante la presenza di materiale documentario d’epoca nelle sale della mostra quale strumento di comprensione ulteriore delle opere esposte, potrà risultare non di immediata lettura per il visitatore medio. Ad accompagnare la mostra, ottimo aiuto per la sua piena comprensione, un catalogo edito dalla Azienda Speciale Palaexpo con Iacobelli Editore che è un vero e proprio saggio d’alto profilo sulla situazione artistica, culturale, sociale a Roma negli anni ’70 e una serie di incontri di approfondimento dei percorsi della mostra, nove in tutto, con i protagonisti dell’arte e della cultura di quegli anni, curata dal professor Claudio Zambianchi dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, nonché laboratori per scuole e famiglie ed una rassegna di cinema italiano d’autore.
Beatrice Mastrorilli (AGENPARL)

Uniamoci!

Buongiorno
14/12/2013

C Factor
di
Massimo Gramellini

Il 22 ottobre scorso, il primo ministro delle lasche intese Enrico Letta annunciò in televisione a Lilli Gruber: «Abbiamo deciso di assumere cinquecento giovani per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano». Entusiasmo nelle case di migliaia di neolaureati: ma allora è vero che con la Cultura si mangia. In settimana è uscito il bando ufficiale e si è scoperto che non di assunzione si trattava, ma di tirocinio per dodici mesi (non rinnovabili). I fortunati vincitori di C Factor lavoreranno a tempo pieno per 416 euro lordi al mese, senza ferie né buoni pasto. Considerato che a Roma una stamberga in affitto ne costa almeno 400, netti e possibilmente in nero, il vero requisito per gli aspiranti digitalizzatori non è la laurea con il massimo dei voti né la buona conoscenza dell’inglese, come recita il bando, ma una famiglia benestante alle spalle che sia in grado di mantenerli per un anno nella Capitale. La famosa uguaglianza dei punti di partenza.

La globalizzazione che doveva esportare la democrazia occidentale in Asia ha importato lo sfruttamento asiatico in Occidente. Negli Usa le aziende tornano a investire in patria perché gli americani stremati dalla crisi accettano compensi indonesiani. Così diminuiscono i disoccupati, ma non i poveri. L’articolo 36 della Costituzione Italiana recita: «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare
a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Buona questa

LA STORIA, IL PROGETTO. Il MAACK, il museo all’aperto di arte contemporanea Kalenarte.

LA STORIA, IL PROGETTO.     Il MAACK, il museo all’aperto di arte contemporanea Kalenarte, nasce a Casacalenda più di venti anni fa. Ideato dall’architetto Massimo Palumbo e sostenuto dalle Pubbliche Amministrazioni del luogo, si è arricchito negli anni di ben 18 installazioni che ridisegnano il paesaggio urbano di questo piccolo centro basso molisano. Artisti di fama internazionale hanno concepito le loro opere direttamente immersi nell’atmosfera di questo antico borgo, citato da Polibio già nel 217 a. C. col nome di Kalena. Quello che il visitatore oggi può ammirare è un paesaggio insolito, dove l’antico si coniuga con il contemporaneo in maniera armoniosa e crea una visione particolare, unica nel suo genere. Le opere installate sottolineano ed esaltano precisi luoghi del paese e, producendo una sorta di narrazione visiva, invitano lo spettatore a rileggere con maggiore attenzione il contesto in cui esse sono inserite.

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=488788891228634&set=a.299083930199132.70151.275628495878009&type=1&theater

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.299083930199132.70151.275628495878009&type=1