SAU!

Benvenuti nel sito dell'Associazione Storici dell'Arte Unitari. L’Associazione SAU nasce per sopperire alla mancanza di un’associazione nazionale di Storici dell’Arte. In un Paese come l’Italia, che come più volte è stato detto e scritto, riunisce un patrimonio di ricchezze storico-artistiche di inestimabile valore, proprio la figura dello Storico dell’Arte non è rappresentata. Il risultato è che chiunque si improvvista tale senza le qualifiche e i titoli idonei, così che la società civile è confusa sull’esistenza e l’esigenza di questa professione. Per tale ragione l’Associazione S.A.U. si prefigge l’arduo compito, grazie anche alla vostra partecipazione, ecco il perché del termine UNITARI, di riunire gli Storici dell’Arte italiani e di dargli voce per una partecipazione più attiva nella società.

Uniamoci!

Buongiorno
14/12/2013

C Factor
di
Massimo Gramellini

Il 22 ottobre scorso, il primo ministro delle lasche intese Enrico Letta annunciò in televisione a Lilli Gruber: «Abbiamo deciso di assumere cinquecento giovani per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano». Entusiasmo nelle case di migliaia di neolaureati: ma allora è vero che con la Cultura si mangia. In settimana è uscito il bando ufficiale e si è scoperto che non di assunzione si trattava, ma di tirocinio per dodici mesi (non rinnovabili). I fortunati vincitori di C Factor lavoreranno a tempo pieno per 416 euro lordi al mese, senza ferie né buoni pasto. Considerato che a Roma una stamberga in affitto ne costa almeno 400, netti e possibilmente in nero, il vero requisito per gli aspiranti digitalizzatori non è la laurea con il massimo dei voti né la buona conoscenza dell’inglese, come recita il bando, ma una famiglia benestante alle spalle che sia in grado di mantenerli per un anno nella Capitale. La famosa uguaglianza dei punti di partenza.

La globalizzazione che doveva esportare la democrazia occidentale in Asia ha importato lo sfruttamento asiatico in Occidente. Negli Usa le aziende tornano a investire in patria perché gli americani stremati dalla crisi accettano compensi indonesiani. Così diminuiscono i disoccupati, ma non i poveri. L’articolo 36 della Costituzione Italiana recita: «Il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare
a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Buona questa

LA STORIA, IL PROGETTO. Il MAACK, il museo all’aperto di arte contemporanea Kalenarte.

LA STORIA, IL PROGETTO.     Il MAACK, il museo all’aperto di arte contemporanea Kalenarte, nasce a Casacalenda più di venti anni fa. Ideato dall’architetto Massimo Palumbo e sostenuto dalle Pubbliche Amministrazioni del luogo, si è arricchito negli anni di ben 18 installazioni che ridisegnano il paesaggio urbano di questo piccolo centro basso molisano. Artisti di fama internazionale hanno concepito le loro opere direttamente immersi nell’atmosfera di questo antico borgo, citato da Polibio già nel 217 a. C. col nome di Kalena. Quello che il visitatore oggi può ammirare è un paesaggio insolito, dove l’antico si coniuga con il contemporaneo in maniera armoniosa e crea una visione particolare, unica nel suo genere. Le opere installate sottolineano ed esaltano precisi luoghi del paese e, producendo una sorta di narrazione visiva, invitano lo spettatore a rileggere con maggiore attenzione il contesto in cui esse sono inserite.

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Il ghiaccio è rotto, la strada è aperta

“Il ghiaccio è rotto, la strada è aperta”, con queste parole ieri il prof. Paolo Coen (Università della Calabria) ha concluso il suo intervento inerente la presentazione del progetto “Esportare oggetti, elaborare uno stile. La domanda, l’offerta e la circolazione di arte e design italiani dopo l’Unità” che si è tenuta presso il Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, sede del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La presentazione si è tenuta nella sala Bruno Molajoli, una sala simbolica posta in un luogo dove sono presenti e dove lavorano le competenze della materia oggetto della presentazione. Il progetto, che ha origine dalla collaborazione fra l’Archivio dello Stato, la British School at Rome e l’Università della Calabria, vede come responsabili scientifici per i rispettivi istituti il Dott. Agostino Attanasio, la Dott.ssa Joanna Kostylo e il Prof. Coen, trae spunto da un importante fondo dell’Archivio Centrale dello stato prodotto dalla Direzione generale antichità e belle arti tra il 1875 e il 1909 e costituito dalle concessioni di licenze di esportazione di quadri, sculture e altri oggetti d’arte o d’artigianato, ben 13.992 unità. La schedatura e la pubblicazione di queste fonti – all’incirca 150.000 documenti, pressoché sconosciuti – iniziate alla fine del 2012 anche grazie al contributo della Fondazione Luigi Spezzaferro e tuttora in corso, hanno già determinato alcune scoperte scientifiche degne di rilievo nei settori dell’archeologia, dell’arte e dell’economia. In un orizzonte più ampio, il progetto sta gradualmente portando alla luce in termini assai concreti i protagonisti, i tempi, le forme e i modelli attraverso cui il giovane Stato italiano si proponeva alle nazioni di tutto il mondo – dalla Germania agli Stati Uniti, dalla Polonia al Giappone e al Brasile – nel delicato passaggio dal mondo dell’arte e dell’artigianato a quello del design industriale. Durante la presentazione si è sottolineato più volte la necessità dell’archivio, poiché senza questo si perde l’informazione a 360°. L’archivio raccoglie in sé la “memoria storica” che unitamente a quella “umana”, quella delle generazioni passate, può essere ricordata dalle generazioni future, dai giovani. E proprio di “giovani” si è parlato, nonostante sia questo un periodo “particolare” della nostra storia, più volte si è insistito sul volere dare opportunità proprio a questi. La ricerca presentata è stata ben concepita e in fase di realizzazione, infatti ci si è salutati con la promessa di rivedersi fra sei mesi per far conoscere l’avanzamento dei lavori e con la specifica a cui si è arrivati. Una “speranza” quindi per noi giovani storici dell’arte che, come già scritto in passato, in queste occasioni, nonostante oggi si trovino non poche difficoltà nel mondo del lavoro, ricordiamo il motivo per il quale abbiamo deciso di intraprendere questa strada, ripida, piena di ostacoli che però vogliamo continuare a percorrere, perché l’amore dell’arte – quell’amore che fa godere nell’osservazione di un quadro, nell’allestimento di una mostra, nella preparazione di un saggio critico o di un articolo come questo – non è solo un sogno ma è una realtà, anche se difficile, ma realizzabile se si persiste e non si molla la presa. La cultura, l’arte, e tutto ciò che vi gravita intorno sono fondamentale nutrimento dello spirito e della mente e con queste si “cresce”. Come successo ieri, durante la presentazione quando il prof. Paolo Coen ha voluto ironicamente, ma non troppo, proiettare la scena finale di uno degli indimenticabili film di Indiana Jones, allo stesso modo voglio concludere con queste parole che sono una “metafora” di un altrettanto importante film che ha fatto la storia della cinematografia, “Momenti di gloria” : “i 400 metri sono detti il giro della morte, rappresentano il simbolo della vita stessa; bisogna dosare bene le forze per non cedere di schianto prima del traguardo; vincerà chi riesce a trovare la forza in se stesso”.

Isabella Calidonna