MAFAI – KOUNELLIS. LA LIBERTA’ DEL PITTORE.

di Isabella Calidonna

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Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, Roma. Dal 21 febbraio all’1 giugno 2014.

 

“Mi rivolgo a quelle persone (amici) che hanno amato la mia pittura e non riescono a giustificare questo mio nuovo modo di rappresentazione. A parte il fatto che l’arte non può ripetersi e va in cerca di nuove invenzioni e di nuove realtà è dovere suo lasciare dietro i propri cadaveri, sarebbe stato questo proseguire in quel compiacimento tonale, nel gusto di mura morte e di fiori morti? Ancora ho qualche anno per essere vivo e per cercare una nuova concezione del tempo e dello spazio e della verità. Raggiungere un impegno al di fuori della cronaca e del quotidiano che immiserisce e riduce l’uomo sempre più oggetto e sempre meno soggetto, saper rinunziare è un poco voler vivere, uscire dal cellofan è un po’ respirare.”

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Questa testimonianza, tratta dal diario di Mario Mafai, esprime l’essere e la totalità dell’artista in quanto tale. Mario Mafai, pittore romano appartenente alla “Scuola romana”, più precisamente alla “Scuola di via Cavour” costituita dalla triade Mafai-Raphael-Scipione, è il protagonista della mostra MAFAI – KOUNELLIS. LA LIBERTA’ DEL PITTORE.  inaugurata lo scorso 20 febbraio presso il Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese. Secondo il curatore, Bruno Corà, per essere artista si “ha bisogno di esercitare un attività libera e poetica che preservi infatti, i propri fondamenti etici ed estetici dando così una lettura particolare alla mostra. Qui i dipinti di Mario Mafai sono oggetto di incontro con uno dei più importanti artisti contemporanei Jannis Kounellis, che ha formulato un intervento unico nel suo genere che si configura come un grande omaggio al più anziano Maestro. Fine precipuo è quello di condividere i presupposti etici alla radice dell’arte di Mafai e di sottolinearne la grandezza. Kounellis pone una “rivisitazione” particolare che offre una diversa angolazione di lettura della sua opera e ne restituisce l’integrità poetica e pittorica. Corà stesso nel suo testo in catalogo scrive che si tratta di “un’opera, gesto globale, forte e semplice con il quale Kounellis usa il linguaggio di lamiere per offrire e sostenere le tele di Mafai”. L’intervento dell’artista interagisce con l’allestimento dell’intera mostra, contravvenendo in modo geniale a tutte le regole museologiche. In mostra ben 40 opere dell’artista romano di cui il nucleo più consistente è costituito da opere che appartengono al Mafai “estremo” tutte realizzate tra il 1958, anno in cui il Maestro inizia a dipingere astratto e il 1965 anno della sua scomparsa. Completano il tutto alcune opere figurative “a sottolineare l’unicità di un percorso artistico straordinario”. Infatti sono esposte le sue “fantasie”, i suoi “fiori” e i suoi “ritratti”, tra cui quello maestoso di Antonietta, grande non solo per le dimensioni ma anche per il personaggio ritratto. Omaggio alla donna con la quale ha condiviso arte e vita.

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Conclude il tutto una ricca ed esauriente sezione documentaria allestita al piano superiore curata dalla figlia del pittore, Giulia. Qui tra le tante foto che raccontano il Mafai uomo e pittore, tra tutti i cataloghi che raccontano le mostre e le opere, tra tutti i libri e locandine si viene colpiti da un autografo datato 4 febbraio 1965.

Si tratta dell’ultima annotazione di pugno nel suo diario. Un sorriso e un’emozione nel riconoscere quella calligrafia, leggere quelle parole da cui si trae vita vera, recepita attraverso vocali e consonanti unite tra di loro, recepita attraverso gli occhi che leggono, vita che arriva dritta al cuore.

“Stasera mi sento bene. Evviva. Evviva, lo spirito torna e la materia è sconfitta: non ho avuto fede. Male. Lo spirito ha vinto!”

Mario Mafai morì il 5 febbraio 1965.

 

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